L’istituzione del confino non nacque con il fascismo, ma fu uno strumento di cui il regime italiano, tra il 1926 e il 1943, fece un uso amplissimo. I luoghi individuati dai fascisti per relegare coloro che riteneva “soggetti socialmente pericolosi” erano borghi arroccati e sperduti in remote località del Centro e Sud d’Italia o isole difficilmente raggiungibili e scarsamente popolate.
Nella provincia di Rimini i confinati politici durante il periodo fascista furono circa una 70ina, ma la ricerca è ancora in corso.
Le motivazioni più ricorrenti erano: propaganda antifascista, disfattismo o parole malevole verso il governo o il duce, sfregio di un busto di Mussolini (una dozzina di ragazzi imbrattarono di m…a la statua del duce e furono mandati per un anno al confino a Ventotene).
Tra i confinati politici conosciamo figure importanti che troveremo poi nelle file dei padri e delle madri costituenti, ma non mancarono perseguitati meno noti provenienti anche dal territorio riminese come:
Libero Darolt, santarcangiolese, classe 1907, schedato come comunista. Accusato di diffondere stampa comunista, nonostante diverse perquisizioni a sorpresa, non trovarono mai prove concrete a suo carico, ma nel 1932 la commissione provinciale lo condannò comunque a 5 anni di confino a Ponza;
Pasquale Filippi, riminese, classe 1893, contadino, comunista. Fu sorpreso e denunciato da un conoscente a scrivere “W Lenin” su una bilancia all’interno di un negozio. Per questo e per diffondere propaganda sovversiva in particolare tra i giovani, fu inviato a Ponza per 3 anni;
Attilio Venturi di Longiano, ma residente a Rimini, classe 1896. 5 anni di confino tra Ponza e Ventotene. È indicato come di “fede comunista” e accusato di diffondere manifestini sovversivi.
I confinati trascorrevano la loro detenzione in prigioni a cielo aperto soggetti al controllo costante di polizia, soggetti ad una repressione inflessibile e dura, obbligati a un ozio snervante solo in parte alleviato dallo studio, dalla scrittura, dal confronto con gli altri confinati. Paradossalmente e in netto contrasto con le volontà del fascismo, il confino è stato il luogo in cui gli oppositori politici del fascismo sono “maturati in una scuola assai particolare di studio e di politica, fino a diventare la classe dirigente e intellettuale dell’Italia Repubblicana” (A. Foa, Andare per i luoghi di confino, Il Mulino, 2018). Basti un numero per tutti: su 556 membri eletti all’Assemblea Costituente nel 1946, circa 50 furono condannati al confino su un’isola. Ponza, colonia confinaria dal 1928 al 1939 e poi campo di concentramento, “ospitò” 30 padri/madri costituenti, “il fior fiore dell’antifascismo” come lo definì Sandro Pertini.
Al confino politico, alla sua storia, alla memoria e alle fonti utili a comprendere uno dei sistemi di repressione fascista è dedicato il corso di formazione per docenti, educatori e operatori della Memoria dell’Emilia Romagna organizzato dall’Istituto per la storia della Resistenza e dell’Età contemporanea della provincia di Rimini in collaborazione con Istoreco Reggio Emilia, la partecipazione di Le strade nella storia, Centro studi e documentazione le isole pontine, Anppia nazionale e Cidi Rimini e il cofinanziamento di Assemblea legislativa dell’Emilia Romagna dopo un seminario che si è già svolto nei mesi di maggio e giugno, la formazione proseguirà all’isola di Ponza dal 2 al 5 settembre.
Per ulteriori informazioni https://istitutostoricorimini.it/viaggi-della-memoria/





